« Torna alla edizione


SIENA, BENEDIZIONE DEL VESCOVO ALLA CITTA' CON LE SACRE PARTICOLE
Sono state portate in processione dal Duomo a Piazza del Campo e poi in San Francesco
Data: 12 aprile 2020 (giorno di Pasqua)
Luogo: Siena

Motivi di sicurezza. Nessuno doveva sapere che le Sacre particole custodite nella basilica di San Francesco, adorate anche da San Giovanni Paolo II durante una sua visita pastorale a Siena nel 1980, 223 ostie che miracolosamente dal 1700 si mantengono intatte, oggi sarebbero state portate in processione per benedire la città.
Quando i senesi, seguendo in televisione o sul cellulare la messa in Duomo celebrata alle 10, hanno visto l’arcivescovo Augusto Paolo Lojudice uscire dalla Cattedrale con quel tesoro spirituale, le particole appunto, si sono affacciati alle finestre, senza scendere in strada. Prima la benedizione del Santa Maria della Scala, per eccellenza luogo di carità, accoglienza e anche sofferenza, poi da via dei Fusari l’arcivescovo, seguito dai frati francescani e dalle autorità che avevano assistito alla messa, il prefetto Armando Gradone e il sindaco Luigi De Mossi in primis, hanno raggiunto la Cappella di Piazza del Campo.
Da qui, per via Bandini, la processione con il Sacramento ha raggiunto la Basilica di Provenzano, quindi via del Giglio e via dei Rossi, per poi tornare in San Francesco, casa delle Sacre particole. Momenti intensi, le campane a festa in una Siena deserta ma idealmente unita. Le persone che si fanno il segno della croce alla finestra, i bambini che chiedono cosa succede. Troppo piccoli per conoscere la storia di quelle ostie rubate e poi ritrovate. Intatte come se il tempo non fosse mai passato. Molti piangono. Commossi. Consapevoli della drammaticità del momento. Avevano lasciato il segno, poco prima, le parole dell’arcivescovo Lojudice. Saluta sindaco, prefetto, presidente della provincia e della Fondazione Mps (quest’ultimo legge poi le letture) gli ‘amici della Croce Rossa’, li definisce il presule, “che insieme ad altri portano avanti un aiuto concreto e puntuale in modo particolare alle famiglie più in difficoltà. Non bastano i discorsi, serve la concretezza”. Fotografa i cuori troppo duri di (tanti) uomini. “Lutti, separazioni, abbandoni. Lasciamo entrare la morte in noi, diventiamo noi stessi luoghi di morte per gli altri. La chiusura egoistica, l’arroganza, l’indifferenza, l’abuso”, descrive. Eppure non si può vivere senza amare. “Mai più una vita senza Pasqua – invita l’arcivescovo -, rassegnata di fronte ai grandi dolori e ai drammi degli uomini. Rinchiusa nella tristezza delle proprie abitudini. Mai più”.
“La grandezza di una persona si misura dal grado di verità che è in grado di sopportare. Soprattutto in una società delle apparenze, dove la maschera troppe volte è preferita all’irradiarsi della verità. Ciò che conta, ogni tanto ce lo dobbiamo ricordare, non è apparire ma essere. Non è l’audience ma la disponibilità a pagare anche il prezzo più alto per non rinnegare mai verità e giustizia. Quanto c’è bisogno oggi di personalità magnanime - sostiene - in un contesto culturale dove la voce che grida di più o che occupa più spazi di ascolto pretende di presentarsi come maggiormente affidabile. Da una cultura dell’immagine, dal mercato del consenso dobbiamo assolutamente tornare all’umile coraggio della verità. Pasqua vuol dire anche questo. La verità deve vincere su ogni calcolo o menzogna”.
Nell’omelia cita poi la lettera dei vescovi italiani. “Accanto alla necessità delle misure di sostegno ribadisce il valore della formazione delle coscienze alla cittadinanza responsabile. E’ a rischio la tenuta psicologica, sociale ed economica del paese. Le domande che nascono non riguardano solo i tempi della ripresa. E il mio posto di lavoro? Riuscirò a pagare il mutuo? A mantenere la mia famiglia e i dipendenti in azienda? La comunità cristiana è chiamata anche in questo momento ad accompagnare una direzione possibile. Quali scelte più opportune, quali errori non dobbiamo più commettere, quali strade intendiamo percorrere perché il lavoro continui ad essere una priorità. Domande che tutti insieme dobbiamo porci e ad esse va trovata una risposta”, invita dunque ad una visione ampia della realtà. All’impegno. Poi conclude: “Alleniamoci fin d’ora a guardarci tutti con occhi che comunicano umanità vulnerabile e prossimità disponibile, al di sopra delle mascherine che dobbiamo indossare obbligatoriamente, anche se non ci siamo conosciuti. Era tanto che non lo facevamo. Forse è su questa speranza che, credenti e non, possono ritrovarsi”. Una Pasqua di verità nelle relazioni personali e sociali.

Laura Valdesi
Fonte: La Nazione, 12 aprile 2020
 


  • Ricevi gratis e in anteprima le notizie della parrocchia

    Email:
    Nome:
    Privacy:  Autorizzo al trattamento dei miei dati ai sensi della legge sulla privacy (D.Lgs. 196/2003)

amicideltimone-staggia.it