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ANTICO AFFRESCO (RI)SCOPERTO NELLA CHIESA DI STAGGIA
Il dipinto, fatto da un collaboratore del famoso Duccio di Boninsegna, è del 1300: rappresenta la Madonna con Gesù Bambino, San Michele Arcangelo e San Giacomo (Jacopo)
Luogo: Staggia

Durante il restauro della chiesa di Santa Maria Assunta a Staggia sotto l'intonaco cementizio sulla parete destra dell'arcone che separa la navata dal coro, è stato riportato alla luce un affresco trecentesco in forma di trittico con relativa inquadratura ad architetture dipinte, delle dimensioni di circa 2 metri di altezza per metri 1,30 di larghezza, raffigurante al centro la Madonna con Bambino, con San Michele Arcangelo e San Jacopo. "Si tratta - riferisce Felicia Rotundo, funzionario della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo - di una importante scoperta o meglio della 'riscoperta' di una pittura facente parte probabilmente di un ciclo più ampio che decorava la pieve romanica di Staggia, ricordata fin dall'anno 994 ma che fu costruita probabilmente nel XIII secolo".
Per la Rotundo, "Staggia fu un punto strategico lungo la Francigena e gli stessi santi raffigurati nell'affresco, San Michele Arcangelo e San Jacopo protettori dei guerrieri il primo e dei pellegrini, il secondo, si spiegano proprio se ricondotti alla via medievale. Per questa chiesa furono realizzate opere importantissime quali la tavola della Maddalena comunicata da angeli di Antonio del Pollaiolo databile al sesto decennio del Quattrocento che oggi è custodita nel piccolo annesso Museo". L'affresco era stato già scoperto nel 1951 e poi ricoperto forse per il suo cattivo stato di conservazione come scriveva Enzo Carli in una lettera datata 27 agosto indirizzata alla Direzione Antichità e Belle Arti per ottenere i finanziamenti per i lavori di restauro della chiesa. A parere della Rotundo "l'affresco è però di un'altissima qualità riferibile alla cerchia di Duccio di Buoninsegna e databile ai primi decenni del Trecento. Esso sarà sottoposto ad un attento restauro che ne consentirà una più puntuale attribuzione, ma fatto ben più importante, la sua riscoperta riscrive un nuovo capitolo dell'arte senese".

Fonte: La Nazione, 3 agosto 2019
 


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